Lettera di don Vitaliano Della Sala a Giovanni Paolo II
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Ti hanno definito “il grande” e forse è vero, ma sarei ipocrita se mi accodassi a tutti quelli che stanno straparlando bene di te, perché così conviene. [...] Tu non sei stato un falso profeta, ma uno che ha saputo dire con coraggio quello che pensava. Eppure, sotto il tuo lungo pontificato, è stato tolto a tanti cattolici il diritto di parlare: hai giustamente combattuto il comunismo illiberale che avevi subito nella tua Polonia, ma hai voluto una Chiesa che rispecchia molto quel regime oppressivo!
È strano, ti hanno sempre applaudito ipocritamente i potenti, dopo che tu li avevi bacchettati; e i giovani, che realisticamente usano gli anticoncezionali, ti hanno sempre acclamato dopo i tuoi discorsi di chiusura in campo morale, continuando senza eccessivi scrupoli di coscienza a disobbedirti. Attorno a te c’è stata, e c’è ancora, una specie di isteria collettiva [...] ma la Chiesa, a pochi anni dalla conclusione della tua esperienza terrena, appare sempre più simile a un set cinematografico: la facciata delle case bella che invece nasconde il vuoto. Ti dico questo perché ti voglio bene e voglio bene alla nostra Chiesa, voglio il bene della Chiesa, e il volere bene esclude l’ipocrisia e l’ossequio vile.
Qualcuno dovrebbe raccontare alle folle plaudenti riunite a Roma per la tua “beatificazione”, le contraddizioni del tuo pontificato, la tua visione tradizionalista della Chiesa, il tradimento nei confronti del Concilio Vaticano II e del laicato; il tuo esserti circondato di collaboratori reazionari, [...] l’accentramento di potere nelle tue mani [...]; qualcuno dovrebbe spiegare ai rappresentanti delle altre religioni la tua idea di ecumenismo come riconoscimento dell’unica verità posseduta esclusivamente dalla Chiesa cattolica; qualcuno dovrebbe spiegarci [...] perché non hai mai detto che ogni guerra, la guerra in sé è ingiusta; qualcuno dovrebbe dirci che hai sbagliato clamorosamente strategia quando hai contribuito a far crollare i regimi comunisti dell’est europeo [...]

Non avveniva da secoli che nella Chiesa ci fosse tanto terrore ad esternare le proprie idee. In questi ultimi anni, si sono rafforzati i tratti di una Chiesa intollerante, arrogante, inumana, che parla di diritti dell’uomo all’esterno, ma non li rispetta al suo interno. Hai dichiarato un numero elevatissimo di santi, ma al tempo stesso hai ignorato l’inquisizione attuata nei confronti di teologi e sacerdoti. I nuovi santi, strumentalizzati politicamente e commercialmente con spese ingenti e conseguenti profitti per la Curia, sono soprattutto pie suore e fondatori di ordini religiosi che spesso di “eroico” non hanno nulla, per non parlare delle canonizzazioni ambigue di persone complici di regimi disumani. Invece uomini e donne che si sono distinti, per il loro pensiero critico e per la loro energica volontà di riforma, sono stati trattati con metodi da Inquisizione .
Qualcuno dovrebbe raccogliere i frammenti di storia di tutti i provvedimenti disciplinari [...]quei sacerdoti, teologi e religiosi che hanno adottato un approccio molto più ampio e flessibile nel trattare la delicata questione dei rapporti tra annuncio evangelico, strutture religiose, contesti storico-sociali e norme morali. Un tentativo di difendere la visione della Chiesa come istituzione [...] tutta tesa a tradurre il messaggio rivoluzionario del Vangelo in norme morali e giuridiche. [...] Nel Vangelo c’è una parabola nella quale Gesù paragona la Chiesa a un granello di senape, il più piccolo tra semi che però diventa un albero frondoso, “e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra” [...] Una Chiesa inclusiva, che non emargina, non usa la pesante scure del giudizio su nessuno, una “Chiesa degli esclusi e non dell’esclusione”. [...] Non verrò a Roma per la tua “beatificazione”, e sono certo che tu, ora, non ti arrabbierai per quello che ti ho scritto [...] Sicuramente, invece, si arrabbieranno tanti altri; ma non importa, da te ho imparato che bisogna sempre dire e amare “lo splendore della verità”.
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Avrei voluto scriverti quando eri in vita, ma ero sicuro che una mia lettera si sarebbe fermata tra le mani di qualche tuo solerte collaboratore. Oggi forse potrai finalmente leggermi [...] Ho ammirato il tuo coraggio nel difendere i poveri e la pace. Ma mi dispiace che non ti faranno “beato” per questo. Aggiungeranno il tuo nome all’elenco delle migliaia di uomini e donne che tu, forse esagerando, hai canonizzato, spesso solo per motivi politici e di marketing. I potenti sfileranno ipocritamente, come nei giorni dei tuoi funerali, accanto alla tua bara muta[...]Ti hanno definito “il grande” e forse è vero, ma sarei ipocrita se mi accodassi a tutti quelli che stanno straparlando bene di te, perché così conviene. [...] Tu non sei stato un falso profeta, ma uno che ha saputo dire con coraggio quello che pensava. Eppure, sotto il tuo lungo pontificato, è stato tolto a tanti cattolici il diritto di parlare: hai giustamente combattuto il comunismo illiberale che avevi subito nella tua Polonia, ma hai voluto una Chiesa che rispecchia molto quel regime oppressivo!
È strano, ti hanno sempre applaudito ipocritamente i potenti, dopo che tu li avevi bacchettati; e i giovani, che realisticamente usano gli anticoncezionali, ti hanno sempre acclamato dopo i tuoi discorsi di chiusura in campo morale, continuando senza eccessivi scrupoli di coscienza a disobbedirti. Attorno a te c’è stata, e c’è ancora, una specie di isteria collettiva [...] ma la Chiesa, a pochi anni dalla conclusione della tua esperienza terrena, appare sempre più simile a un set cinematografico: la facciata delle case bella che invece nasconde il vuoto. Ti dico questo perché ti voglio bene e voglio bene alla nostra Chiesa, voglio il bene della Chiesa, e il volere bene esclude l’ipocrisia e l’ossequio vile.Qualcuno dovrebbe raccontare alle folle plaudenti riunite a Roma per la tua “beatificazione”, le contraddizioni del tuo pontificato, la tua visione tradizionalista della Chiesa, il tradimento nei confronti del Concilio Vaticano II e del laicato; il tuo esserti circondato di collaboratori reazionari, [...] l’accentramento di potere nelle tue mani [...]; qualcuno dovrebbe spiegare ai rappresentanti delle altre religioni la tua idea di ecumenismo come riconoscimento dell’unica verità posseduta esclusivamente dalla Chiesa cattolica; qualcuno dovrebbe spiegarci [...] perché non hai mai detto che ogni guerra, la guerra in sé è ingiusta; qualcuno dovrebbe dirci che hai sbagliato clamorosamente strategia quando hai contribuito a far crollare i regimi comunisti dell’est europeo [...]
Non avveniva da secoli che nella Chiesa ci fosse tanto terrore ad esternare le proprie idee. In questi ultimi anni, si sono rafforzati i tratti di una Chiesa intollerante, arrogante, inumana, che parla di diritti dell’uomo all’esterno, ma non li rispetta al suo interno. Hai dichiarato un numero elevatissimo di santi, ma al tempo stesso hai ignorato l’inquisizione attuata nei confronti di teologi e sacerdoti. I nuovi santi, strumentalizzati politicamente e commercialmente con spese ingenti e conseguenti profitti per la Curia, sono soprattutto pie suore e fondatori di ordini religiosi che spesso di “eroico” non hanno nulla, per non parlare delle canonizzazioni ambigue di persone complici di regimi disumani. Invece uomini e donne che si sono distinti, per il loro pensiero critico e per la loro energica volontà di riforma, sono stati trattati con metodi da Inquisizione .
Qualcuno dovrebbe raccogliere i frammenti di storia di tutti i provvedimenti disciplinari [...]quei sacerdoti, teologi e religiosi che hanno adottato un approccio molto più ampio e flessibile nel trattare la delicata questione dei rapporti tra annuncio evangelico, strutture religiose, contesti storico-sociali e norme morali. Un tentativo di difendere la visione della Chiesa come istituzione [...] tutta tesa a tradurre il messaggio rivoluzionario del Vangelo in norme morali e giuridiche. [...] Nel Vangelo c’è una parabola nella quale Gesù paragona la Chiesa a un granello di senape, il più piccolo tra semi che però diventa un albero frondoso, “e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra” [...] Una Chiesa inclusiva, che non emargina, non usa la pesante scure del giudizio su nessuno, una “Chiesa degli esclusi e non dell’esclusione”. [...] Non verrò a Roma per la tua “beatificazione”, e sono certo che tu, ora, non ti arrabbierai per quello che ti ho scritto [...] Sicuramente, invece, si arrabbieranno tanti altri; ma non importa, da te ho imparato che bisogna sempre dire e amare “lo splendore della verità”.integrale sul sito di MicroMega
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