lunedì 3 ottobre 2011

29 anni



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Ho 29 anni
e finalmente dimostro la mia età, se non di più.
E' una bella faccia? anche se non più da ragazzino...
Sembra più grassa. E sì, i capelli
non sono più riccioluti. Ho il naso grosso?
Le labbra sono le stesse.
E gli occhi, ah gli occhi diventano sempre più belli.
29 anni e senza moglie, né figli; senza figli dispiace,
ma c'è ancora un mucchio di tempo.
No, non faccio più il coglione.
E per questo che mi devo sentir dai cosiddetti amici:
"Sei cambiato. Eri così matto, così divertente."
Non sono tanto a loro agio con me quando sono serio.
Si guardino Zelig.
29; ho conosciuto milioni di persone;
fantastico per certi versi, terribile per altri.
Ricordo il mio 28° compleanno, quando gridai:
"Pensare che potrei andare avanti per altri 28 anni!"
Non mi sento così quest'anno.
Sento che voglio essere saggio, coi capelli bianchi, in una biblioteca alta
in una poltrona fonda accanto al camino.
Un altro anno in cui non ho concluso niente.
8 anni adesso che non cocludo niente!
Ho smesso di concludere!
Ma ogni tanto dico ancora qualche bugia,
ancora senza vergogna e tuttavia mi vergogno quando capita
che devo chiedere soldi.
29 anni e un pugno di dure divertenti brutte tristi favolose
canzoni
- il mondo mi deve un milione di dollari.

Credo di aver avuto 29 anni abbastanza strani.
E non è stato a causa mia, non di certo.
Mai una scelta fra due strade; se ci fossero state,
senza dubbio le avrei scelte entrambe.
Mi piace pensare che sia stato il caso a portarmi.
La chiave di tutto, forse, è in una mia sfacciata dichiarazione:
"Sono un buon esempio dell'esistenza di una cosa chiamata anima."
Amo la musica perché mi fa amare
e regala vita.
E di tutti i fuochi che muoiono in me,
ce n'è uno che brucia come il sole;
può darsi che non illumini la mia vita privata,
le mie relazioni con le persone,
o il mio successo nella società,
ma mi dice che la mia anima ha un'ombra.


Gregory Corso - Writ On The Eve Of My 32nd Birthday (traduzione e adattamento di Francesco Zicari)


Soundtrack:

Brad Mehldau - Blame It on My Youth (Levant-Heyman)

Lucio Battisti - Abbracciala Abbracciali Abbracciati (Mogol-Battisti)

sabato 1 ottobre 2011

Lovin' the alien



Trovare il partner perfetto è un po' come cercare la vita nell'universo. Va da sè che, se credete ancora di essere un quadrifoglio in un campo di papaveri avete tutte le ragioni per credere che siamo soli, nell'universo si intende. Eppurtuttavia se avete abbandonato ogni presunzione di geocentrismo e Galileo è il vostro idolo indiscusso, dovrete ammettere che è praticamente ovvio che esistano altre forme di vita. E non perchè a dirlo è Marco Castoldi (anche se mi fido più di lui che di Margherita Hack, sarà colpa del look). Pensateci, nel cosmo milioni di galassie, in ogni galassia milioni di stelle, attorno alle stelle milioni di pianeti, e noi dovremmo essere gli unici sfigati dell'iperspazio? Se così fosse dovremmo accettare l'idea che Fonzie è la creatura più figa dell'universo, Berlusconi il miglior presidente degli ultimi 40 miliardi di anni e Roccone Siffredi l'uomo più dotato nel raggio di chissà quanti anni-luce. Da ciò si deduce, evidentemente, che gli alieni esistono. Magari non telefonano più a casa (oggi usano la chattina di facebook), ma esistono, quantomeno per la statistica. Rimane da capire, statisticamente, che probabilità abbiamo di venire in contatto con loro, un particolare non da poco.

Per prima cosa una forma di vita deve essere "giustamente evoluta", non troppo poco, altrimenti non è in grado di trovarci prim'ancora di comprenderci (difficile per un fungo guidare un'astronave), nè troppo, altrimenti non ha alcun interesse a comunicare con noi (difficile che Zichichi abbia un giorno voglia di parlare con una medusa). Il giusto. Poi deve essere sufficientemente vicina nello spazio da poterci raggiungere, deve avere la tecnologia per farlo (dato che noi abbiamo ancora i razzi che vanno a nafta) e deve poterlo fare in tempi ragionevoli, prima cioè che il nostro pianeta vada definitivamente a puttane (e non manca poi tanto). Infine deve elaborare un linguaggio col quale comunicare con noi, che sia un segno, un suono o un segnale radio (col rischio che becchino Radio DJ e non ci rivolgano più la parola per l'eternità). Ebbene secondo voi quanto è probabile che tutti questi presupposti si verifichino simultaneamente? E' evidente che, se è quasi certo che gli alieni esistano, è quasi certo che non li troveremo mai, o non ci troveranno mai, in pratica non ci troveremo mai. E siamo al punto di partenza. Eppure, con la stessa pervicacia con cui giochiamo interi capitali al lotto, con lo stesso dispendio inutile di risorse, con la stessa incoscienza con cui corriamo come pazzi in auto, con la stessa intima fiducia nel caso benevolo, lanciamo missili con improbabili messaggi criptati, puntiamo radiotelescopi a casaccio nell'etere, e aspettiamo, alla faccia della statistica. Ora dobbiamo solo capire cosa ci spinge ad essere così dementi, ed esserne così contenti.