Trovare il partner perfetto è un po' come cercare la vita nell'universo. Va da sè che, se credete ancora di essere un quadrifoglio in un campo di papaveri avete tutte le ragioni per credere che siamo soli, nell'universo si intende. Eppurtuttavia se avete abbandonato ogni presunzione di geocentrismo e Galileo è il vostro idolo indiscusso, dovrete ammettere che è praticamente ovvio che esistano altre forme di vita. E non perchè a dirlo è Marco Castoldi (anche se mi fido più di lui che di Margherita Hack, sarà colpa del look). Pensateci, nel cosmo milioni di galassie, in ogni galassia milioni di stelle, attorno alle stelle milioni di pianeti, e noi dovremmo essere gli unici sfigati dell'iperspazio? Se così fosse dovremmo accettare l'idea che Fonzie è la creatura più figa dell'universo, Berlusconi il miglior presidente degli ultimi 40 miliardi di anni e Roccone Siffredi l'uomo più dotato nel raggio di chissà quanti anni-luce. Da ciò si deduce, evidentemente, che gli alieni esistono. Magari non telefonano più a casa (oggi usano la chattina di facebook), ma esistono, quantomeno per la statistica. Rimane da capire, statisticamente, che probabilità abbiamo di venire in contatto con loro, un particolare non da poco.
Per prima cosa una forma di vita deve essere "giustamente evoluta", non troppo poco, altrimenti non è in grado di trovarci prim'ancora di comprenderci (difficile per un fungo guidare un'astronave), nè troppo, altrimenti non ha alcun interesse a comunicare con noi (difficile che Zichichi abbia un giorno voglia di parlare con una medusa). Il giusto. Poi deve essere sufficientemente vicina nello spazio da poterci raggiungere, deve avere la tecnologia per farlo (dato che noi abbiamo ancora i razzi che vanno a nafta) e deve poterlo fare in tempi ragionevoli, prima cioè che il nostro pianeta vada definitivamente a puttane (e non manca poi tanto). Infine deve elaborare un linguaggio col quale comunicare con noi, che sia un segno, un suono o un segnale radio (col rischio che becchino Radio DJ e non ci rivolgano più la parola per l'eternità). Ebbene secondo voi quanto è probabile che tutti questi presupposti si verifichino simultaneamente? E' evidente che, se è quasi certo che gli alieni esistano, è quasi certo che non li troveremo mai, o non ci troveranno mai, in pratica non ci troveremo mai. E siamo al punto di partenza. Eppure, con la stessa pervicacia con cui giochiamo interi capitali al lotto, con lo stesso dispendio inutile di risorse, con la stessa incoscienza con cui corriamo come pazzi in auto, con la stessa intima fiducia nel caso benevolo, lanciamo missili con improbabili messaggi criptati, puntiamo radiotelescopi a casaccio nell'etere, e aspettiamo, alla faccia della statistica. Ora dobbiamo solo capire cosa ci spinge ad essere così dementi, ed esserne così contenti.
Per prima cosa una forma di vita deve essere "giustamente evoluta", non troppo poco, altrimenti non è in grado di trovarci prim'ancora di comprenderci (difficile per un fungo guidare un'astronave), nè troppo, altrimenti non ha alcun interesse a comunicare con noi (difficile che Zichichi abbia un giorno voglia di parlare con una medusa). Il giusto. Poi deve essere sufficientemente vicina nello spazio da poterci raggiungere, deve avere la tecnologia per farlo (dato che noi abbiamo ancora i razzi che vanno a nafta) e deve poterlo fare in tempi ragionevoli, prima cioè che il nostro pianeta vada definitivamente a puttane (e non manca poi tanto). Infine deve elaborare un linguaggio col quale comunicare con noi, che sia un segno, un suono o un segnale radio (col rischio che becchino Radio DJ e non ci rivolgano più la parola per l'eternità). Ebbene secondo voi quanto è probabile che tutti questi presupposti si verifichino simultaneamente? E' evidente che, se è quasi certo che gli alieni esistano, è quasi certo che non li troveremo mai, o non ci troveranno mai, in pratica non ci troveremo mai. E siamo al punto di partenza. Eppure, con la stessa pervicacia con cui giochiamo interi capitali al lotto, con lo stesso dispendio inutile di risorse, con la stessa incoscienza con cui corriamo come pazzi in auto, con la stessa intima fiducia nel caso benevolo, lanciamo missili con improbabili messaggi criptati, puntiamo radiotelescopi a casaccio nell'etere, e aspettiamo, alla faccia della statistica. Ora dobbiamo solo capire cosa ci spinge ad essere così dementi, ed esserne così contenti.
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